Descrizione
Rousseau non intendeva la libertà come assenza assoluta di vincoli bensì come scelta dei propri vincoli per partecipare ad un progetto insieme ad altri e mettersi al servizio per qualcosa di più grande.
In questo senso, la militanza è una forma di libertà attiva, il contrario dell’adesione incondizionata e dell’omologazione soffocante. Non solo: senza una forma e i luoghi dell’impegno (politico, sociale, etico) la libertà rischia di rimanere astratta e autogratificante.
L’autore si pone in età matura la domanda se le sue militanze giovanili abbiano influito nel suo sentirsi ed essere libero. Recupera voci e documenti inediti del suo ingresso nel Collettivo del Liceo Palmieri, della sua adesione al gruppo del Manifesto e, negli anni universitari, alPduP per il comunismo; vive con emozioni contrapposte il ricordo della sua frequentazione dei Cristiani per il socialismo e delle polemiche accese con l’autonomia operaia padovana; ammette la delusione di un’intera generazione agli albori degli anni ottanta; si immerge nell’entusiasmo di un’altra militanza, quella in una Chiesa rinnovata e capace di stravolgere la visione piramidale della società dei potenti; accetta di testimoniare quanto la fede può diventare agente di cambiamento entrando in politica attiva.
Questo il percorso di vita sociale descritto nel libro, attraverso i ricordi personali di vent’anni straordinari e tragici. Misurandosi con una continua e irrisolta inquietudine fra fede e politica, anzi di più, fra cristianesimo e marxismo. Con una costante, come nota Angelo Salento nella prefazione: questo è un libro su una specifica condizione – una condizione storica, politica ed esistenziale – che è al tempo stesso libera e imperfetta, e che accomuna strutturalmente e in maniera transgenerazionale tutte le persone che, in modo diverso, hanno raccolto l’eredità morale e politica della Resistenza. In altri termini, questa condizione libera e imperfetta è la condizione antifascista.





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